Lunedì

 
Capita a tutti di passare un lunedì un po’ “meh” (spesso l’onomatopea rende molto meglio di qualsiasi termine o definizione).
In fondo pensare positivo è un esercizio e uno sforzo costante, ci si può sentire stanchi a volte, nonostante gli integratori di vitamine e le liste quotidiane.
E così si scivola, magari aiutati anche da giornali e notiziari e siti web, in questa serie di pensieri:

Test dimostrano che l’expertise, il talento, in qualsiasi cosa arriva dopo diecimila ore di pratica. Ci sono bambini prodigio che a 5 anni compongono o deducono formule matematiche. E’ nella prima metà della vita che si crea qualcosa di grandioso, poi è solo “nella norma”. Fidia è morto a trent’anni e guarda cos’ha combinato in così poco tempo. Etichette discografiche e case editrici puntano sul guadagno, non sul talento. Devi avere le conoscenze giuste. Ci vogliono soldi per fare soldi. Non ne sai abbastanza e c’è sempre chi ne sa più di te da prima di te. Se tutti sono speciali significa che nessuno lo è, quindi qualcuno sarà senza nessun talento. Puoi avere un solo tipo di talento. Se non fai già parte di quel mondo non ne farai mai parte. E’ un mondo per uomini. E’ un ambito da donne. Se già non ci sei arrivato è perché non l’hai voluto abbastanza, non ci hai provato e non ti sei sacrificato abbastanza. Warhol e i suoi stupidi 15 minuti di fama. Sono i vincitori che fanno storia, nessuno vuole sentire dei falliti.  Hai smesso di crederci. I film insegnano che non puoi avere solo un hobby, devi essere super talentuoso e impegnartici al 100%. C’è già chi l’ha fatto. C’è chi l’ha fatto prima di te. Non ti ci vedo. Tu sei uno che si accontenta. E’ troppo tardi per iniziare. Sei troppo vecchio per queste cose. E così via…

Ma se notate bene c’è un errore di fondo: ci si sta basando sul concetto che “successo” (che va dal successo di una torta al successo interplanetario di una rockstar) sia qualcosa di noi che dobbiamo lasciar valutare agli altri, con i loro metri di giudizio.
A me ‘sta cosa non va. Non va proprio!
Mi sembra abbastanza chiaro che se io già fossi in grado di avere sempre opinioni sicure di sé (e quindi di me), di pensare e restare sempre positiva, questo blog non esisterebbe. Questo blog è qui perché anni fa mi sono resa conto che più o meno tutti passiamo attraverso più o meno le stesse esperienze, eppure nessuno ne parla e ci si sente soli e stupidi a incaponirsi con quel qualcosa (nello specifico? Difficoltà universitarie, dove in genere tutti sembrano dei luminari che fanno qualsiasi cosa con uno schiocco di dita e tu sei l’unico a farti paranoie per i libri, gli esami, i professori, la fatica, il futuro etc… E invece no “eh, ma anch’io” “eh sì, ci son passato anch’io” “tranquilla, anch’io” MA DITELO PRIMA NO??? vabbeh :P).

Torniamo a noi. Ok, forse la rockstar non è l’esempio migliore, ma in giro sentiamo spesso dire “se uno è felice nel fare lo spazzino allora è realizzato”, bene, allora perché gli si fanno obiezioni? Che bisogno ha la gente di stabilire standard suoi e applicarli ad altri?
E vi dirò una cosa, una cosa che è uscita dalla bocca di una persona che normalmente definirei “negativa”, ma ehi, negativo non significa cattivo, questa è la prova che qualcosa di buono può venire anche da lì: “se te ne sei accorto e stai facendo qualcosa, non è troppo tardi, potevi non accorgertene mai”.

Vi lascio con un paio di note positive: questo articolo sulle prime forse non è il massimo dell’ottimismo, ma mi piace la frase che dice che se certi valori non ci fossero davvero più, allora non ci sarebbe più niente.
E poi un po’ di musicoterapia come la intendo io, con i complimenti di Mr.Faun 😉

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