Di ombre lunghe e scure

È periodo e quindi vi beccate sta “confessione”, che forse se espongo queste mie “ombre” a un po’ di luce si piglian male e spariscono.

Mi dà molto fastidio l’idea che, una volta che qualcuno pensa di averti vinto e quindi giudicato -magari per mere questioni di opinione- tu possa fare poco e niente per fargli cambiare idea. In giorni luminosi non me ne frega assolutamente nulla di questi giudizi, in giorni un po’ meno luminosi penso che sarebbe bello avere una sorta di “vendetta” e vedere certa gente cadere in ginocchio dicendo “Scusa, avevi ragione” e rodersi d’invidia. Oh, l’ho detto.
Mi dà molto fastidio anche dovermi mordere la lingua in conversazioni normali -che non puoi stare a psicanalizzare la gente in diretta, mica te l’hanno chiesto- quando sento gente che millanta cose non vere, che gonfia la realtà, che dà una versione diversa rispetto alla precedente, che compensa chissà cosa e chissà perché, che prima fa la brillante interessandosi a tutto e tutti e poi le devi raccontare di nuovo le stesse cose perché l’interesse è posa non ricorda. È molto frustrante, ma se esponessi ogni “difetto” di chiunque apre bocca verrei presto lanciata in un pozzo a psicanalizzar le pietre, da sola (anche perché se lo facessero con me non gradirei affatto!). Più che altro devo imparare ad accettare il fatto che non tutti sono come me : quello che dico è detto in buona fede e il più possibile corrispondente alla realtà, cerco di non ingigantire, di non dire balle solo per farmi bella, di non piccarmi per nulla o compensare o mettermi in competizione sulle peggio cazzate… Non è detto che lo facciano tutti e quindi devo imparare a non fidarmi di tutti. Ci provo, spero di riuscirci e spero di riuscire anche a fregarmene delle compensazioni altrui, tanto a me cosa cambia?

A volte sono pure una persona superba: mi permetto di guardarmi in giro e giudicare (io questa volta) le persone, soprattutto se le vedo superficiali in qualcosa che per me superficiale non è.
Scusate se parlo quasi sempre per enigmi, ma è l’unico modo che ho per non puntare il dito e semplicemente dire le cose come stanno, per come le vivo io, che è quello che importa, no?
Dicevo, mi permetto di giudicare emeriti sconosciuti, solo perché così a pelle o sentendogli dire due parole mi sembrano superficiali, perlopiù vuoti ma riempiti di sé. Mi capita soprattutto su internet purtroppo, gente che solo perché ha un mezzo di comunicazione (vedi un blog? Sì, sono più che consapevole di incorrere in questo rischio io stessa) per qualche strano meccanismo insito nella sudditanza innata di altre persone, si sente un’autorità, si sente IMPORTANTE. Quando importante non è, quando poi fa errori di grammatica, di pronuncia, quando poi ripete a pappagallo o spaccia lavori altrui per propri. Sulla “sudditanza innata” di certa gente poi avrei da scriverne paginate… perché la gente è così pronta ad abbandonare il proprio giudizio e pendere dalle labbra di altri che -solo perché hanno un mezzo di comunicazione su internet- si sono auto dichiarati autorità?

Altre volte, sempre complice internet, vado di proposito a guardare cose che so che non mi piacciono per sentirmi meglio, sì sì proprio come dice la vignetta “non ti cancello da fb perché i tuoi status e le tue foto mi fanno sentire meglio riguardo a me stesso”. Ignobile. Ma stiamo parlando di ombre qui, non di Mio Mini Pony.

A volte, insomma, sono solo una bambina invidiosa* che se ne sta in un angolino col muso ma che in realtà vorrebbe essere al centro di attenzioni e complimenti*.
Ma aveva ragione mia madre: ignorala, poi le passa.
* il che significa che in fondo ho delle insicurezze, lo so, ci sto lavorando 😉

C’è un’altra ombra che ho combattuto e quasi vinto (quasi, qualche pezzo qua e là salta ancora fuori): quando “Mi sono persa”, quando ho smesso di interessarmi alla mia spiritualità e quindi in un certo senso al mio benessere, quando mi sono lasciata assorbire completamente da una scadenza da rispettare e aspettative da realizzare, quando mi sono resa conto di essere diventata una stronza ma quel che è peggio una stronza sola, avevo un desiderio, mi guardavo dentro e sembravo volere una sola cosa. Mi dicevo “vorrei essere come una protagonista di un manga, sempre carina e in ordine, ritratta coi capelli al vento nel tramonto, il cui più grande problema esistenziale è se andare a prendere il latte adesso o più tardi, per incastrare impegni fra amici e lavoretto marginale”. Tradotto io volevo la cessazione. Volevo che tutto fosse statico, immutabile, certo, sempre sano, le mie manie di controllo volevano che tutto fosse sempre uguale, stabile: un lavoretto con un’entrata qualunque, il sabato con gli amici, la telefonata alla mamma, e un susseguirsi di giorni in cui avere la palestra il lunedì e il corso creativo il mercoledì, la mattina fibre la sera vitamine. Tutto stabilito, tutto tranquillo, tutto giusto, tutto perfetto.
Tutto morto.

Mi sono data da fare e mi sono resa conto che non è vita quella (grazie Montpellier, grazie), che non era davvero quello che volevo, erano le mie paure a parlar così, e pian piano mi sono risollevata, pian piano ho accettato l’idea che non c’è un giorno uguale all’altro, che non sai mai cosa succede dopo e che è questo il bello.

Infine c’è un’ultima ombra, lunga e scura, che è come una maschera di gesso, una faccia di marmo bianco immobile e immutevole (guarda un po’… dopo quello che ho appena scritto), che mi fissa senza osservare, che mi giudica senza sapere, che vorrebbe forse che fossi come quelle protagoniste dei manga, carine, a modo… bidimensionali.
Quella che è tanto inutile che ci provi, che mi creda chissà chi, tanto non funzionerà, quella che guardati non ci provi neanche e comunque pianti tutto a metà appena non è più interessante, non dura niente, non hai pazienza né capacità di impegnarti, e comunque non ce la faresti lo stesso.
Quella Regina del Nulla, tanto superba con la sua corona elaborata, che mi vorrebbe come quella “versione migliore di me”, un modello autoimposto e impossibile da raggiungere, la perfetta scusa per non provarci neanche e bastonarmi perché non ci provo, sprecando così tutto il tempo a disposizione per provarci davvero.

In fondo si dice che ammettere un problema è il primo passo per risolverlo, giusto? Bene… a noi due!!!
(O tre, o quattro, o quante sono :P).

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10 pensieri su “Di ombre lunghe e scure

  1. Antonietta

    Ah che peccato essere lontane……. Faremmo chiacchierate meravigliose con Anto e compagnia bella! Ti seguo sempre perchè sei sempre fonte di ispirazione, soprattutto da quando sono sprofondata qui nel deserto e vivo solo di ispirazione! Comunque, riguardo alle ombre oscure proporrei una lettura (o rilettura) di K. Pinkola Estes, “Donne che corrono con i lupi”, soprattutto il capitolo riguardante la favola del brutto anatroccolo e poi il solito grandissimo W. Dyer, “Le zone erronee”, ma ancor di più “Te stesso al cento per cento”. Libri che possono dileguare molte ombre o almeno hanno dileguato molte ombre delle civette. Bacio

    1. Euforilla Autore dell'articolo

      Donne che corrono coi lupi lo rileggerei più che volentieri, insieme alle zone erronee, mi manca solo “Te stesso al cento per cento”. Però per parte mia consiglio anche “Le dee dentro la donna” :)
      In qualche modo dobbiamo farla una riunione di civette prima o poi… magari per festeggiare il gufetto? :)

  2. Ape Regina

    Le Dee dentro la donna mi manca, ma rimedirro’, spero… Io comunque ho letto “Regina della Nutella” quindi questo ti dice come sono messa… Mi piace, voglio essere regina della nutella… Comunque anche io vado a vedere cose che mi fanno cagare :-)

    1. Euforilla Autore dell'articolo

      Ahahah Regina della Nutella è fantastico! Mi candido anch’io!
      Le Dee dentro la donna secondo me merita, sto pian piano leggendo anche Gli dei dentro l’uomo ma va avanti più a rilento…
      Per il resto è come dicevamo l’altra sera: sono una che non riesce a dire “sticazzi” di certe cose e devo imparare a conviverci!

  3. yliharma

    oddio…ma da dove sbuchi tu, mia gemella oscura? potrei averlo scritto io questo post, parola per parola….non so se avere paura per gli intrecci cosmici o essere felice di trovare un’altra anima “sorella”…
    in ogni caso ti confermo che anche con una vita apparentemente “stabile” (lavoretto, casa, palestra, amici, ecc…) non c’è niente di stabile e definitivo, mi ritrovo ogni giorno a scontrarmi con disomogeneità di ogni tipo, piacevoli e spiacevoli cambi di rotta, di umore, di pensiero.
    e sto imparando ad apprezzare e amare questa discontinuità, questo non sapere cosa ci sarà dopo: rende la vita interessante no? in un modo un po’ perverso…ma interessante 😀
    e rassegnamoci cazzo: non saremo mai all’altezza dello standard della Regina del Nulla, quindi “fuck her” e facciamo comunque quel cavolo che ci pare, se viene male sticazzi, se viene bene evviva! se lo portiamo a termine festeggiamo, se ci rompiamo e molliamo dov’è il problema? chi è che ci giudica? nessuno…a parte noi stesse, quindi…sticazzi di nuovo.
    per la superbia invece si fa difficilina…io ancora non ho trovato soluzione, tu? non riesco a smettere di sentirmi a volte un pochino “superiore” a certa gente…siamo cattive ragazze vero? 😀

    1. Euforilla Autore dell'articolo

      “Anime sorelle” mi piace! Mi fa sentire meno incasinata sapere che non sono l’unica a passare attraverso certe cose a volte :)
      Per la questione superbia sto iniziando a pensare che è parte della natura umana: guardarsi intorno e formarsi opinioni. La chiave sta nell’essere disposti a cambiare opinione se ci siamo sbagliati nelle nostre osservazioni o se le cose cambiano (conosco una persona, mi sembra superficiale, poi scopro che era solo un caso ed è invece molto profonda, beh, io sono disposta a cambiare idea!).
      E a volte, forse da cattiva ragazza ma qui si applica benissimo la “cura sticazzi” che dicevi prima, penso che dovremmo smetterla di ispirarci a modelli di irreprensibile santità e goderci l’opinione/giudizio che abbiamo un po’ come un segno di autostima: io la penso così, tu no, sticazzi per me ho ragione io.
      :)

      1. yliharma

        😀 mi piace un sacco “io la penso così, tu no, sticazzi per me ho ragione io”!
        beh sì, cambiare opinione se ci si è sbagliati è cosa buona e giusta, anche se…purtroppo mi capita raramente di sbagliarmi, quando una persona la sento “negativa” a pelle, di solito non mi sbaglio (a dire il vero finora non mi sono mai sbagliata…).
        invece quando giudico positivamente una persona a prima vista, so che devo stare attentissima: in questo campo sono invece una pippa assoluta, ho preso certi abbagli… 😀

        1. Euforilla Autore dell'articolo

          A volte ci va difendere le proprie opinioni, no? ^^
          Per quanto riguarda le sensazioni “a pelle” non posso che darti ragione, mi fido quasi più di quelle che di pensieri razionali!

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